
Fino al 20 settembre 2007
Museo Gracco - Villa dei Misteri, Pompei
“Per te … la terra produrrà i suoi più nobili e graziosi doni” – Virgilio, Egloga IV
Gli artisti che si sono aggiunti alla collezione del Museo Gracco in quest’esposizione annuale dimostrano quanto sia importante per l’arte moderna e contemporanea il mito di Pompei e del mondo classico. Gli antichi “valori” della classicità greco-romana sono ancora una volta riconsiderati e reinterpretati nel contesto attuale.
La mitica Pompei, che oggi giace in rovina, vittima del tempo e dell’incuria umana, viene riportata al suo antico splendore nelle opere di questi artisti. La valle circostante Pompei, le terre vesuviane, oggi vittima di soprusi e inquinamento, è vista con gli occhi del passato, come la “Campania felix” dei romani, ricca e feconda. Il Vesuvio, quel “gigante” che ora sembra dormire profondamente, è una presenza attiva nello spazio espositivo della mostra, tra superfici piane e volumi.
La mitica Pompei, che oggi giace in rovina, vittima del tempo e dell’incuria umana, viene riportata al suo antico splendore nelle opere di questi artisti. La valle circostante Pompei, le terre vesuviane, oggi vittima di soprusi e inquinamento, è vista con gli occhi del passato, come la “Campania felix” dei romani, ricca e feconda. Il Vesuvio, quel “gigante” che ora sembra dormire profondamente, è una presenza attiva nello spazio espositivo della mostra, tra superfici piane e volumi.
Ispirati da una realtà tanto intensa di stimoli quanto immensa, gli artisti provano le emozioni più disparate. Molti ne sono entusiasti; per loro il Vesuvio è un gran fecondatore, non una minaccia. Il colore è vivo, caldo, talvolta acceso e lucente detiene il predominio della forma. In altri casi è il disegno a predominare, il tratto scorre veloce e incisivo, poi rallenta, si fa proporzione, ricerca di bello classico, e infine riemerge scattante.
Per alcuni artisti l’esperienza pompeiana significa giocare in compagnia del vulcano, osservato con l’ingenuità di un bambino. Dal loro punto di vista le cose importanti appaiono quelle più semplici e fondamentali: il sole, il mare, l’aria, la terra, ora immobili e immutabili, ora dinamiche e cangianti di tinte fresche e vivaci.
Quando invece l’artista è insoddisfatto dalla realtà apparente, si rifugia nel sogno e nel mito. Qui i contorni sono sfumati, superfici levigate si alternano a superfici brulle come in un’alternanza di sogno e veglia; il monumento antico è scontornato dal suo contesto e figure danzanti compaiono qua e là come fantasmi in una luminosità crescente.
La reazione opposta è quella di indagare la realtà, scavando nei significati più reconditi occultati nel reperto pompeiano. Quindi i contorni si fanno netti, il segno e il colori assurgono a simboli, le idee sono scandite per piani paralleli, e la spinta vitale verso l’alto fatica a raggiungere l’identità. Secondo altri artisti ancora la corruzione dell’attuale sistema di cose in contrasto con la ricchezza spirituale di un passato giudicato glorioso va denunciata il più esplicitamente possibile. Le tinte opache generalmente tendono al grigio, i colori pastosi spesso sanno di marcio, il pathos è evidente; le terre vesuviane non sono più fertili, ma bruciate e sterili, al punto che persino le pietre sembrano gridare la tragedia dell’uomo e della natura; tutto è sommerso dalla cenere tranne il ricordo, da custodire come un prezioso tesoro per le nuove generazioni.
Plinio Caio Gracco
Nessun altro ‘luogo eterno’ è più irrinunciabile di quelli che il Vesuvio ha serbato alla coscienza dell’Uomo, dato che non si tratta solo di un incontro con la memoria archeologica. Quelli che certificano, alla luce del Vesuvio, la sostanza degli argomenti umani sono modelli protagonisti, sono mediatori di civiltà, necessità per il pensiero e per l’arte cui si propongono, sul piano estetico e contenutistico, come vere e proprie epifanie tattilo-visive. Si tratta quindi di irripetibili strumenti di comunicazione, la cui grammatica generativa sorregge dal tempo infinito il filo d’Arianna della cultura che tramanda il sapere.
I messaggi non sono aleatori: il contesto storico ambientale è lo spazio referenziale eccellente, il Punto di riferimento che attiva la sensibilità, sempre attualizzata nel corso dei secoli, a promuovere e verificare, verum facere, il passato e la storia nel senso vichiano, verum ipsum factum, nell’ambito di quelle svolte epocali, tra culmini di splendori e precipizi di abbrutimenti, che precisano il senso del progresso nel gioco incessante di corsi e ricorsi.
Sarebbe superfluo citare i grandi maestri che al patrimonio genetico dell’Humanitas pompeiana e dei luoghi sacri vesuviani hanno attinto per dare forza alle rivoluzioni che venivano annunciando con le loro proposte estetiche. Il nuovo diventava possibile solo alla scorta della verità che nulla c’è di nuovo sotto il sole e che la rivoluzione si poteva configurare o come fuga dalla stasi, o come ribellione contro gli ostacoli che negavano al Senso di orientarsi verso l’armonia.
La sensibilità dell’artista, del genio soprattutto, la ritrovava nella ‘scrittura’, lo è sempre ogni produzione della creatività fortemente ispirata, aperta a tutti: il Logos pompeiano non è mai morto e il Verbo si è proposto sempre come infinito attivo, modo d’essere in libertà dalle cesure dei ‘tempi’ e delle persone. Nell’arte pompeiana il frammento rimanda all’unità, il valore ignora il dejà vù, che si maschera e mutila per rendersi irriconoscibile e giocare nella confusione a smerciare la stravaganza come originalità. Il Mistero di Pompei è l’orientamento, il senso della vita, il valore delle cose.
Angelo Calabrese
Museo Gracco
Villa dei Misteri, Pompei
Orario: 10-13 dal martedì alla domenica (lunedì chiuso)
Info: tel. 0818613784 – museo@gracco.it
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